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Si ringraziano gli sponsor che condividono le finalità della Biennale delle Memorie e ne sostengono l'impegno

Banca Popolare di Bari

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logo BPB 400x400La storia

Dal 1960 al fianco delle persone, delle imprese e delle istituzioni.
Il nostro obiettivo è essere “banca locale di riferimento” in tutti i centri in cui siamo e saremo presenti, non solo quelli storici ma anche e soprattutto in quelli di recente e futuro insediamento.

Nel 1960 un gruppo di imprenditori e professionisti baresi, guidati da Luigi Jacobini, fonda la Banca Popolare di Bari. Dinamica e a forte vocazione territoriale, la nuova realtà creditizia inizia subito a imporsi, diventando punto di riferimento per l’intera città
Nel 1998, al termine di una serie di acquisizioni di banche locali viene costituito il Gruppo Creditizio Banca Popolare di Bari
Nel 2000 entrano nel Gruppo società specializzate nell’intermediazione mobiliare, nella gestione del risparmio e nel corporate finance, nel contempo si sviluppa la bancassicurazione. La Banca è presente in 5 regioni
Nel 2001, con l’acquisizione di un’altra banca locale, BPBari diventa il primo gruppo creditizio autonomo del Mezzogiorno.Prosegue intanto la conquista di nuovi mercati anche nel Centro e nel Nord Italia
Nel 2012 il Gruppo registra un’ulteriore crescita a seguito dell’ingresso di Cassa di Risparmio di Orvieto
Nel 2013, 253 sportelli, presenti in 11 regioni, 2.200 dipendenti e oltre 60.000 Soci, fanno del Gruppo BPBari una realtà ormai di respiro nazionale ma, nello stesso tempo, ancora orgogliosamente territoriale
Nel 2014 il Gruppo registra un’ulteriore crescita a seguito dell’ingresso di Banca Tercas e Banca Caripe.

Valori e Ideali
Da oltre 50 anni i risultati della Banca testimoniano che parole come passione, entusiasmo, dinamicità sono termini che trovano un concreto riscontro nei fatti.
La Banca Popolare di Bari è un interlocutore credibile e affidabile, una Banca che dialoga con le persone, le istituzioni, le imprese, il mercato.
Attenta a cogliere ogni opportunità, veloce nel delineare scenari futuri di sviluppo, scrupolosa nel dare conto del proprio operato a coloro che le rinnovano fiducia.
Una Banca che crede in quello che fa e che è pronta ad accettare altre nuove, entusiasmanti sfide.

logo Ferrovie dello stato italiane 400x400

Cento Anni di Storia
Nel 1905 nasceva Ferrovie dello Stato, una tappa importante nel processo di unificazione dell’Italia. Da un secolo al servizio dei cittadini, FSI ha contribuito alla crescita economica, sociale e culturale del Paese. Un percorso nella storia ricostruisce i momenti più significativi che hanno portato Ferrovie dello Stato ad essere la grande azienda di oggi.

In origine era la Bayard
È la mattina del 3 ottobre 1839 quando la piccola locomotiva Bayard percorre sette chilometri e 250 metri sulla linea Napoli – Portici: un grande progetto realizzato con il contributo degli inglesi per portare la corte di Ferdinando II nelle residenze fuori città. Il successo è tale che solo un anno dopo viene inaugurata la seconda linea, la Milano – Monza e ovunque in Italia si procede alla costruzione e all’apertura di nuove tratte.

Tuttavia le compagnie di gestione non garantiscono condizioni di viaggio sostenibili: gli scompartimenti freddi d’inverno e caldi d’estate rendono i viaggi interminabili e i ritardi sono tali che, nel 1889, viene creata una commissione d’inchiesta parlamentare per studiarne le cause. Il malcontento dei cittadini si unisce alla protesta dei ferrovieri, che dopo una serie di rivendicazioni salariali minacciano di convocare uno sciopero. La reazione dei liberali, alle gravi condizioni di disservizio e all’anarchia in ambito lavorativo, porta alla presentazione il 21 aprile 1905 di un disegno di legge di nazionalizzazione della rete ferroviaria, con annesso il divieto di sciopero per i dipendenti pubblici. La reazione dei ferrovieri è così forte che il governo Giolitti si dimette.

Ma il dado è ormai tratto: il 1° luglio il capo del governo Fortis proclama la nascita delle Ferrovie dello Stato, affidando la gestione a un’azienda di Stato sotto la sovrintendenza del Ministero dei Lavori Pubblici.

Dal privato al pubblico: nasce FS
Su tutti i convogli appare una nuova sigla, quella di FS. La crescita della nuova azienda è esponenziale: nel giro di pochi anni le locomotive passano da 2.500 a 5000, i veicoli da 60.000 a 117.000; vengono inaugurati 2000 chilometri di nuove linee, i treni vanno sempre più veloci. Le distanze si accorciano.

Tuttavia il mezzo non riscuote l’immediato successo popolare: per le merci gli italiani si fidano ancora del trasporto via mare o sui cavalli. Solo sotto il regime fascista, il treno diventa il vero mito italiano: vanto della dittatura, simbolo del progresso e dell’avvenirismo, segno dell’ordine e del buon funzionamento della macchina statale.
Con la seconda guerra mondiale la funzione del treno è ancora diversa: come mezzo che porta le truppe al fronte, diventa simbolo di lotta e speranza.

Il treno: un mezzo che trasporta i sogni
È negli anni Cinquanta, con l’emigrazione di cittadini meridionali in cerca di lavoro al Nord verso Milano e Torino, che il treno acquista un ruolo fondamentale nello sviluppo economico e sociale del Paese. Come il bastimento che nell’Ottocento salpava dai porti italiani per raggiungere colmo di emigranti gli Stati Uniti, così ora i treni portano verso nuove destinazioni chi cerca di uscire dalla miseria e dalla povertà. Gli stessi ferrovieri acquistano rispetto e onore: insieme ai postini e ai maestri, fanno parte dell’aristocrazia dei lavoratori.

“Signori si cambia”
È con questo slogan che nel 1985 viene annunciata una trasformazione radicale per le ferrovie: da azienda autonoma ad ente pubblico e, infine, società per azioni.
A causa del mutamento delle condizioni economiche e politiche degli ultimi venti anni, si è verificata una vera e propria rivoluzione dell’assetto organizzativo delle Ferrovie: obiettivo della società non è solo quello di soddisfare le esigenze del cittadino che vuole viaggiare sicuro e puntuale, ma anche di eseguire le direttive comunitarie.

Successivamente, nel 2000, in ottemperanza al dettato delle Direttive comunitarie sulla liberalizzazione del trasporto ferroviario, viene dato il via a un nuovo profondo mutamento che porterà alla nascita di Trenitalia e, nell’anno successivo, alla costituzione di RFI e Ferrovie dello Stato (diventate, a maggio 2011, Ferrovie dello Stato Italiane), la Capogruppo, portando a completamento il processo di riorganizzazione.

Il futuro corre sui binari
Circa 9.000 treni al giorno per un totale di 500 milioni di viaggiatori e 80 milioni di tonnellate di merci trasportate all’anno su una rete lunga oltre 16 mila chilometri. Su questi numeri parte il futuro delle ferrovie. Un futuro che si delinea sulle grandi tratte internazionali: da Lisbona a Kiev, da Berlino alla Sicilia e da Genova a Rotterdam. I binari e i treni italiani ora corrono in Europa.

logo AQP 400x400

L’acquedotto pugliese gestisce una rete di oltre 20.000 km di tubazioni che porta acqua alla Puglia, in Basilicata, in Irpinia, e a parte della Calabria e del Molise. La portata è di oltre 20.000 litri al secondo ed è costituito da 99 gallerie, 91 ponti canali, trincee e rilevati, e 6 sifoni per l’attraversamento. L’acquedotto rifornisce circa 5 milioni di persone,distribuite in 429 comuni. Questi numeri fanno dell’acquedotto pugliese una tra le più grandi opere di ingegneria idraulica del mondo.

La storia
1898 – Con un decreto del Ministro dei lavori pubblici viene nominata una commissione per lo studio di un progetto tecnico per fornire acqua potabile al Meridione (Acquedotto Pugliese).
1906 – Hanno inizio i lavori per la costruzione dell’AQP.
1915 – Giunge per la prima volta l’acqua a Bari e in altri ventisette comuni.
1920 – Il Decreto Regio istituisce un ente per la costruzione e la manutenzione di tale opera.
1939 – Avviene il completamento del sistema in tutto il Meridione.

La MERMEC è leader mondiale nel settore dell’innovazione tecnologica, specializzata nella progettazione e nello sviluppo, di soluzioni per le ferrovie e il transito rapido in tutto il mondo.

MERMEC è un membro del Gruppo Investimenti Angelo che opera in diversi settori hi-tech attraverso aziende come Blackshape (Aerea) e Sitael (Aerospazio), Dreamslair (Cloud Computing).

Nata come società per azioni nel 1988, MERMEC ha completato una serie di acquisizioni in Italia, Francia e Stati Uniti durante la prima metà del 2008. Ciò ha portato alla creazione di una società internazionale con uffici e sedi in 14 paesi (Stati Uniti d’America, Spagna, Francia, Regno Unito, Svizzera, Norvegia, Italia, Macedonia, Marocco, Turchia, India, Corea del Sud, Cina, Australia).

Con un portafoglio prodotti unico di sistemi di misura e di veicoli, strumenti di supporto decisionale e la tecnologia di protezione automatica dei treni, MERMEC aiuta il mondo delle ferrovie e dei transiti veloci a correre su reti sicure, efficienti ed affidabili; assicurando che i loro passeggeri o merci godono di un servizio superiore e di un buon viaggio ovunque vadano.

Banco di Napoli - Biennale delle Memorie

La storica presenza del Banco nel Mezzogiorno rivela uno stretto legame con l’evoluzione dell’economia meridionale; vale pertanto la pena ricordare alcuni momenti più significativi.

Il Banco di Napoli trae origine dai banchi pubblici dei luoghi pii, sorti a Napoli tra il XVI e il XVII secolo.

Una delle prime opere pie a svolgere attività bancaria fu il Monte di Pietà, fondato nel 1539 con lo scopo filantropico del prestito su pegno senza interessi, che aprì una cassa di depositi nel 1584. In seguito si attivarono altri sette istituti.

Nel 1794, Ferdinando IV di Borbone riunì tutti i pubblici banchi in un Banco Nazionale di Napoli.

Nel dicembre 1808, Gioacchino Murat, divenuto re di Napoli, tentò di creare un banco sotto forma di società per azioni  sul modello della Banca di Francia che, denominato Banco delle Due Sicilie, con l’Unità d’Italia nel 1861, divenne Banco di Napoli.

Da quel momento il Banco di Napoli moltiplicò la sua attività istituendo, tra l’altro, una Cassa di Risparmio  ed incrementando in pochissimi anni il suo patrimonio. Aprì proprie dipendenze a Firenze (1867), Roma (1871) e Milano (1872). Riuscì ad accreditare la carta di sua emissione, divenendo il secondo Istituto di credito del regno. Il Banco di Napoli sovvenzionò, a più riprese, l’economia napoletana e meridionale sostenendola nei periodi di maggiore necessità.

L’anno 1901 segna la prima esperienza all’estero del Banco: viene istituito a New York un ispettorato con il compito di agevolare le rimesse degli emigrati che nel 1909 diviene Filiale.

Fino al decreto del 6 maggio 1926 il Banco di Napoli è istituto di emissione; da quella data in poi diventa Istituto di Credito di Diritto Pubblico.

Il 9 maggio 1940 si inaugura la nuova sede della Direzione Generale di via Toledo in Napoli, costruita nell’anno precedente in occasione del IV centenario della fondazione del Banco.

Nel 1991 si attua la “Legge Amato” di trasformazione da Istituto di Diritto Pubblico a Società per Azioni.

A fine 2002 avviene la fusione per incorporazione nel SANPAOLO IMI.

Dal 1° luglio 2003 si è  dato vita ad una nuova Banca con propria personalità giuridica, denominata Sanpaolo Banco di Napoli S.p.A., che opera nelle quattro regioni meridionali, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Persiste così quel forte radicamento nel Mezzogiorno del Paese che ha contrassegnato la vita del vecchio Banco di Napoli.

Con la fusione tra Banca Intesa e Sanpaolo IMI, operativa da gennaio 2007, il Banco di Napoli ha rafforzato il proprio radicamento sul territorio.  A ottobre dello stesso anno, ha ripreso l’antico e storico nome di Banco di Napoli.

A novembre del 2008, con la cessione a favore del Banco degli sportelli ex Intesa operanti nelle quattro regioni del meridione continentale, il numero delle Filiali  è salito a circa 900 con oltre 7.000 dipendenti.

La continuità data dall’antico nome si concretizza nella profonda conoscenza del territorio, delle istituzioni ivi insediate, delle filiere produttive, delle singole imprese.

La plurisecolare tradizione della maggiore istituzione bancaria del Mezzogiorno di affiancare e valorizzare le più cospicue espressioni della intellettualità spiega la volontà del Banco di Napoli di inserirsi in progetti culturali e sociali di ampio respiro che possono avere ricadute positive sul territorio.

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