Benvenuti nel sito della Biennale delle Memorie

“Memoria, musica, mito. Omaggio a Ernesto de Martino (1908-1965)”

In occasione dei 50 anni dalla morte di Ernesto De Martino
Sandro Cappelletto
27 set 2015
16:00
Teatro Casa Cava - Matera
Ernesto De Martino

“Memoria, musica, mito. Omaggio a Ernesto de Martino (1908-1965)”

Con la proiezione di “La Taranta”, documentario di Gianfranco Mingozzi. Testo di Salvatore Quasimodo (1962)

Ernesto de Martino fu uno storico delle religioni ed etnologo meridionalista italiano (Napoli 1908 – Roma 1965). A lui si devono un’interpretazione storicista delle manifestazioni religiose e alcune innovative ricerche nel Meridione basate sull’osservazione partecipante e sul lavoro di équipe interdisciplinari.

Vita e pensiero
Allievo di Adolfo Omodeo, fu professore di Storia delle religioni nell’università di Cagliari. La sua interpretazione storicista delle manifestazioni religiose, basata su di una formazione filosofica di diretta derivazione crociana, è in netta opposizione alle varie teorie di matrice funzionalista ritenute viziate da un’impostazione naturalistica. Ernesto De Martino cercò anche di avviare una “storiografia delle società inferiori”, che permettesse un approfondimento della conoscenza della civiltà moderna mediante il confronto con quelle tradizionali. Egli individua il prodursi del sacro nel superamento dei “momenti critici dell’esistenza”, ovvero delle crisi in cui, specie per quel che riguarda il mondo etnologico, è minacciata la presenza stessa (intesa come centro operativo del pensare e dell’agire umani). Tale superamento viene operato mediante l’iterazione rituale di un modello mitico originario, che sottrae quei momenti alla loro storicità. Coniugando la tradizione storicista con istanze di matrice etico-sociale marxista, l’opera di Ernesto de Martino costituisce una sintesi affatto originale nell’etnologia italiana, che ha ispirato e continua a ispirare numerosi studiosi nei campi limitrofi della demologia, dell’etnomusicologia e dello studio della religiosità popolare.

Opere
Le sue opere sono: Naturalismo e storicismo nell’etnologia (1941); Il mondo magico. Prolegomeni a una storia del magismo (1948); Morte e pianto rituale nel mondo antico (1958); Sud e magia (1959); La terra del rimorso (1961); Furore simbolo valore (1962); La fine del mondo. Contributo all’analisi delle apocalissi culturali (post., 1977).

La musica e il mito non hanno bisogno del tempo se non per imporgli una smentita. Nel 1959, Ernesto de Martino e i suoi collaboratori, viaggiando nel Salento, vogliono dare corpo e anima, storia, al fenomeno antico del Tarantismo, che già allora quel gruppo di antropologi intuisce come residuale sopravvivenza di una società arcaica.
Da quel viaggio non nasce solo un grande libro vero e triste, “La terra del rimorso”. Prende il via un percorso nella memoria storica e sociale di quei luoghi, e insieme inizia il recupero di una tradizione musicale allora quasi estinta, oggi protagonista.
La vitalità ritmica della Pizzica, la presenza essenziale della danza, l’emersione di  melodie che sono figlie della cultura musicale occidentale, ma dove persistono evidenti tracce di altri codici musicali del sud e dell’est dell’area mediterranea: questo insieme offre molti spunti a tutta la scena musicale contemporanea e aiuta a disostruire canali, a ristabilire contatti.
Perché un tale successo? La spiegazione la offre un pensiero di Arthur Rimbaud: “L’uomo è un’anima e un corpo”. Il valore fondamentale di questa frase non sta nei due sostantivi “anima” e “corpo”, e nemmeno nel verbo. Sta nella congiunzione: un’anima e un corpo. Che cos’è la musica se non l’unità di questa nostra duplice natura? (Sandro Cappellotto)

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